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Consulenti, Orientatori, Formatori In Rete

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Convegno 2008

 

IV CONVEGNO INTERNAZIONALE SUL DIRITTO ALL’APPRENDIMENTO

Competenze e diritto all’apprendimento

Arezzo – 31 Ottobre e 1 Novembre 2008

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Circoli di Studio

Le “competenze” hanno conosciuto negli ultimi anni un esplosione di interesse a livello internazionale. Sia in Europa che in Italia questo tema è diventato di prepotente attualità. Possiamo infatti individuare negli anni ’80 del secolo scorso il periodo nel quale il concetto di competenza comincia ad apparire in modo meno episodico nella pubblicistica scientifica relativa all’organizzazione, alla formazione, all’orientamento. Chiariamo subito, l’ambito di esplorazione è soprattutto francofono: Francia e Canada possono, a ragione, essere considerate pioniere in questo campo. In Italia si inizia a parlare, più diffusamente, di competenze attorno alla metà degli anni ’90, per merito delle ricerche e delle pubblicazioni dell’ISFOL. Certo per quanto concerne l’Italia si tratta di una questione complessa che è bene indagare con attenzione, ma certe motivazioni danno il senso e la direzione su cui muoversi per tradurre questa mole che si sta facendo sempre più enorme in pratiche operative. Negli ultimi due anni poi le prime indicazioni normative di ristrutturazione dei cicli di istruzione e del sistema delle qualifiche professionali della formazione, in direzione delle competenze, hanno posto l’Italia in scia, seppure in ritardo, rispetto a questo processo. Come non ricordare al proposito le 8 competenze chiave, calcate su quelle europee, indicate come obiettivo minimo di tutte le tipologie di istruzione secondaria superiore, per i primi due anni (ai quali corrisponde, attualmente, l’obbligo di istruzione, anche se pare in discussione il ritorno all'istruzione obbligatoria sino a 14 e non ai 16 anni nei primi atti del nuovo governo) e come non ricordare il mutamento in atto dei profili professionali nei sistemi regionali della formazione attraverso una descrizione in termini di competenze (con le ormai “scontate” differenze tra regioni che sanciscono l'impossibilità di un sistema di formazione professionale di livello nazionale)?

A livello europeo occorre ricordare, in estrema sinteticità, la Dichiarazione di Maastricht del 14 dicembre 2004 che ribadisce e rafforza quanto già affermato dal Processo di Copenaghen, invitando a strutturare sistemi di qualifiche basati principalmente sulle competenze e sui risultati in termini di apprendimento. L’European Qualification Framework propone un linguaggio comune tra diversi paesi per descrivere le competenze in termini di learning outcomes (risultati, esiti dell’apprendimento, indipendentemente dal contesto nel quale si apprende e dalla modalità), e definisce 8 livelli di learning outcomes, attraverso descrittori che fanno riferimento al tipo di conoscenza, all’abilità, al grado di autonomia, discrezionalità, responsabilità con cui la persona esercita le competenze acquisite, vengono definiti un set di principi da condividere nell’ambito dei processi di sviluppo delle competenze (qualità del processo formativo) ed in quelli di riconoscimento e validazione delle competenze comunque acquisite e infine vengono definiti un set di strumenti (Europass, Ecvet). I paesi membri vengono invitati alla costruzione di un quadro nazionale delle qualifiche per garantire il raccordo con il quadro europeo e quindi la reciproca leggibilità dei sistemi nazionali.

Le competenze sembrano, ad oggi, essere il linguaggio con il quale i mondi della formazione, dell’istruzione, del lavoro potranno insomma trovare un codice comune di dialogo e interscambio, di fecondazione reciproca (posto che i sistemi citati si pongano in ottica di dialogo). I processi che si stanno muovendo attorno all’esplorazione, individuazione, validazione e certificazione delle competenze riescono, almeno negli intenti, a favorire un grado di maggiore democrazia negli apprendimenti, riescono a valorizzare ciò che ognuno sa e sa fare, indipendentemente dal luogo, dal tempo e dalla modalità con la quale ha appreso.

Non esistono, ad esempio, competenze formali, non formali e informali, esistono luoghi e modalità di apprendimento che corrispondono a questi tre mondi; non esistono competenze di serie A e serie B, una competenza è una competenza, ovunque e comunque sia stata acquisita. Le competenze potrebbero allora portarsi dietro un retaggio positivo in termini di uguaglianza ed accesso, riuscendo, finalmente, a tradurre in valore l’esperienza lavorativa, associativa, esistenziale dei soggetti e consentendone una vera e propria restituzione in termini di riconoscimento e certificazione.

La competenza, inoltre, nei sistemi di istruzione e formazione, concettualmente, sposta l’asse dal processo di insegnamento al processo di apprendimento ed anche questo può costituire un vantaggio non irrilevante, pensando alla significatività dei luoghi di apprendimento così come viene percepita dagli utenti di quei sistemi (bassa in modo preoccupante alle nostre latitudini) ed all’efficacia (sono noti i disastrosi risultati nelle performances relative ai livelli di literacy, numeracy e problem solving degli studenti italiani nelle varie indagini internazionali sui livelli di alfabetizzazione) dei nostri sistemi di istruzione (nella logica di mettere, al centro di tutto, il soggetto in apprendimento, chiunque esso sia ed a qualsiasi livello e momento della sua esistenza si trovi).

Le competenze pongono però, affinché non rimangano una delle tante “mode” che periodicamente attraversano i sistemi di istruzione e formazione alcuni problemi concettuali e metodologici. I problemi metodologici sono, in prima istanza, relativi alle categorie professionali che debbono facilitarne la formazione, l’accesso ai sistemi, rilevarle, certificarle. Sistemi centrati, forse troppo a lungo, sul passaggio e sulla trasmissione di conoscenze hanno “sclerotizzato” le classi professionali che vi insistono in quella direzione. Urge pensare ad aggiornamento, formazione iniziale, metodi, strumenti.

Le competenze inoltre, è bene ricordarlo, possono anche costituire un pericolo, orientando eccessivamente i sistemi di istruzione e formazione in direzione del mondo del lavoro, accettando e facendo proprio un equivoco gravissimo: quello secondo il quale il mondo produttivo possa costituire un riferimento ed un “faro”, una misura dell'efficacia per i sistemi di istruzione e formazione. Il mondo del lavoro è orientato al presente ed al profitto, i sistemi di istruzione e formazione debbono, giocoforza, essere orientati al futuro ed all’empowerment dei soggetti. E’ bene ricordare che agire in una direzione o nell’altra non è un’opzione neutra, e che le due opzioni, malgrado i tentativi di “aggiustamento” possono, davvero essere in conflitto, compiere l’una o l’altra scelta, in definitiva, significa agire in direzione della democrazia e delle opportunità per tutti o del determinismo e della conservazione.

Le domande che vogliamo porci perciò con questo IV appuntamento internazionale che vuole mettere in relazione il tema delle competenze con il diritto all'apprendimento sono:
  • le competenze possono costituire una soluzione per i sistemi di apprendimento?
  • come possiamo garantire una democrazia degli accessi e delle opportunità per lo sviluppo di competenze?
  • quali sono i rischi e come si possono attenuare/evitare?
  • quali opzioni metodologiche per favorire lo sviluppo di competenze per tutti ?
  • quali sistemi e modalità di rilevazione, messa in trasparenza, consapevolizzazione e certificazione?
  • quali professionalità e con quali tragitti formativi?
  • quali strumenti?
  • quali sono i luoghi e le modalità?


Si considerano materiali preparatori al Convegno anche i numeri monografici delle due Riviste:

Lifelong e Lifewide Learning: “Eda e competenze” numero 10 – febbraio 2008, versione on line rivista.edaforum.it e versione cartacea edita da Transeuropa;

M@agma: “Competenze e metodi narrativi” - autunno 2008 

Le proposte di contributo dovranno giungere entro e non oltre il settembre 2008 in italiano, in francese, in spagnolo o in inglese. Il formato dovrà essere non inferiore alle cinque cartelle e non superiore alle dodici.

Sono gradite riflessioni teoriche, di sistema, proposte metodologiche, resoconti di esperienze positive e di buone pratiche.


Hanno confermato la loro presenza:

Peter Mayo (MESCE - Società Mediterranea di Educazione Comparata)

Moacir Gadotti (IPF - direttore dell'Istituto Paulo Freire)

 

Stiamo contattando: 

Domenico Starnone (da confermare)

Daniel Pennac (da confermare)

e altri ospiti italiani da confermare.


 
 
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